Turismo, dati positivi ma stagionalizzati: cliché frenano crescita

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Olbia, 01 Luglio 2o17 – Negli ultimi 10 anni si è assistito ad un incremento  del turismo internazionale in tutta l’Isola: il 74% approda in Sardegna per il mare e le spiagge, l’8% è  attratto dalla ricchezza culturale,  dato infelice rispetto  ai  competitor come la Sicilia e la Puglia. Il  56% dei  turisti arriva in  sardegna per la bassa stagione mentre Sicilia e Puglia riescono  ad incrementare l’afflusso dal 65%  al  70% .

La Sardegna rimane un polo  di  attrazione per l’agriturismo  e l’enogastronomia mentre non riesce a catturare l’interesse del  turismo fieristico  e congressuale internazionale. Piras e Porcu  del CNA  sostengono che per destagionalizzare il  turismo  in  Sardegna sia necessario promuovere un’immagine dell’isola che sia moderna ed  innovativa, destinato ad un target dove il focus abbia una caratura culturale.

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La Sardegna ha un patrimonio culturale  immenso, si pensi  ai  siti  archeologici, ai  musei, alla ricchezza artistica,  al  fascino  delle comunità  dell’entroterra. Nonostante questo non si  riesce a superare il cliché Sardegna uguale mare e spiagge a differenza di Sicilia, Calabria e Puglia che riescono  a catalizzare il turismo internazionale attratto non solo  dalle bellezze naturali ma anche da quelle culturali.

In  Sardegna si ha la  cronica incapacità  di  valorizzare il patrimonio  culturale vastissimo.  Riuscire ad attrarre un target diverso, significa avere un  risultato  diverso  anche  in  termini  economici per ciò  che riguarda quello  che spendono i  turisti nell’isola. Il Cna ha rilevato  che la spesa dei  turisti  si limiti  al  viaggio, vitto  e alloggio  senza incidere particolarmente sull’indotto. Nel 2016 (dati della Banca d’Italia) la permanenza media di un visitatore straniero è stata pari a circa 10 notti con una spesa pro-capite intorno ai 910 euro (escludendo le spese di viaggio per raggiungere l’Isola).

Una strategia efficace di destagionalizzazione del turismo regionale deve guardare ai mercati internazionali, promuovendo un’offerta che sia in grado di intercettare una domanda in rapido mutamento e alla ricerca di modalità alternative e innovative per trascorrere le proprie vacanze”, spiegano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna Sardegna, commentando il dossier -. “Il problema della Sardegna, oggi, è riuscire ad affrancarsi da un’immagine unicamente incentrata sul sole e sulla bellezza del proprio mare. Nonostante in questi anni sia cresciuta la quota di turisti internazionali, l’elemento di forte stagionalità di fatto persiste; una circostanza che non sorprende, dato che, come visto nell’ analisi, quasi il 75% dei viaggiatori stranieri arriva in Sardegna con l’idea di trascorrere una vacanza balneare. Anche nel confronto con altre realtà del Sud, nel turismo della Sardegna manca l’elemento storico-culturale e artistico, fortemente presente, ad esempio, in regioni competitors come la Puglia e la Sicilia dove le presenze straniere sono distribuite più omogeneamente nel corso dell’anno. Alla nostra regione non manca certo il patrimonio, ma la consapevolezza, e forse anche la volontà, di puntare sulle sue enormi ricchezze e sul rinnovamento di un’immagine ormai stereotipata”.

“Per cogliere le sfide del mercato – concludono i vertici della Cna sarda – è necessario promuovere un’immagine nuova e moderna dell’isola, indirizzata ad un target turistico che vada oltre la classica vacanza in un resort o in un villaggio vacanze. Inoltre la valorizzazione delle filiere agroalimentari e dell’artigianato tipico deve essere elemento centrale per una strategia di medio-lungo termine efficace e funzionale ad un’idea di sviluppo turistico moderno, equilibrato e sostenibile”.  

 

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