Lettera aperta al Presidente della Regione Toscana sul Parco naturale regionale delle Alpi Apuane e le cave di marmo.

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Il parco naturale regionale delle Alpi Apuane è nato ormai da parecchi anni con l’obiettivo di salvaguardare natura, paesaggio, storia e cultura delle Alpi Apuane, posti in grave pericolo da un’attività estrattiva sempre più impattante.  

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Nel 2015 la Regione Toscana ha approvato il proprio piano di indirizzo territoriale (P.I.T.) con valenza di piano paesaggistico, comprendente un vero e proprio “buco” rappresentato proprio dalle cave di marmo sulle Alpi Apuane.  E’ il motivo per cui il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, insieme ad altre associazioni ambientaliste, l’ha contestato in varie sedi sul piano giuridico.

Alberto Grossi, referente del Presidio GrIG Apuane, scrive in proposito una lettera aperta al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Alpi Apuane, Fivizzano, Cava Vittoria, scarico detriti (15 luglio 2016)

Al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi,

Gentile Presidente,

come Lei sa, non esiste il piano delle attività estrattive in area Parco per precisa volontà dei Concessionari e della Comunità di Parco; la Regione, di conseguenza, nel 2006 aveva deliberato di portare a termine il Piano del Parco sdoppiato.

Nella proposta, oramai datata del 2002, era previsto che si chiudessero alcune aree estrattive, che altre venissero limitate per recuperarle all’ambiente, altre ancora che fossero assoggettate ad una produzione contingentata in base all’effettiva qualità del marmo.

Eravamo convinti che, con l’istituzione del Parco, si potesse costruire un sistema economico che evitasse a questo territorio un declino ecologico tragico. Bene: siamo passati da una cinquantina di cave attive al momento dell’insediamento del Parco alle oltre settanta odierne. Non era certo questo lo sviluppo economico da noi previsto, ingannati dalle parole contenute nello Statuto. Come non illuderci leggendo queste parole?

Art. 3 – Finalità

  1. L’Ente persegue il miglioramento delle condizioni di vita delle comunità locali; la tutela dei valori naturalistici, paesaggistici ed ambientali; il restauro dell’ambiente naturale e storico; il recupero degli assetti alterati in funzione del loro uso sociale; la realizzazione di un equilibrato rapporto tra attività economiche ed ecosistemi.
  2. Tali finalità sono perseguite attraverso una gestione unitaria, particolare e continua per garantire la conservazione, la valorizzazione e lo sviluppo dei beni protetti.

Massa, Cava Valsora Palazzolo

Avevamo fiducia che l’approvazione del PIT potesse riportare la civiltà sui nostri monti infranti. Ci siamo sbagliati un’altra volta: il numero delle cave è purtroppo destinato ad aumentare dato che il Parco si appresta ad autorizzare l’apertura di nuove proprio sulla base della infelice norma del PIT che concede di riportare in attività le cave dismesse con un quantitativo estraibile limitato al 30% dell’ultimo piano autorizzato. Quale 30% visto che la documentazione non esiste o è carente è sparita? Noi sappiamo che quelle cave sono state abbandonate perché non redditizie, ma oggi, nell’era del carbonato di calcio, lo possono diventare.

Non è immaginabile alcun futuro per quest’area spolpando la montagna, causando altro dissesto idrogeologico, inquinando sorgenti e fiumi, spargendo per ogni dove disperazione anziché ottimismo.

In questi giorni sono in corso valutazioni autorizzative per il rilascio della PCA per Serra delle Volte e Tombaccio a Stazzema (il comune che ha il più elevato coefficiente di cave nel suo territorio!), per Colubraia-Formignicola a Vagli il cui sindaco, in seduta plenaria della Comunità di Parco, ha dichiarato di voler diventare il comune con più cave dopo Massa e Carrara. Ebbene, nella richiesta di avvio del procedimento si fa riferimento al PIT (art. 17, comma 1) e nel testo scorgiamo un altro riferimento (allegato 5, comma 10).

Le rivolgiamo quindi, signor Presidente, un accorato appello affinché sia riformulata la norma che consente ai Concessionari di perpetrare la loro aggressione anche a quella parte di territorio che era completamente rinaturalizzato.

Alberto Grossi, Presidio GrIG Apuane

 

Seravezza, la cava delle Cervaiole da Passo Croce. Il Picco Falcovaia non esiste più

(foto A.G., archivio GrIG)

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