La curiosa condizione del mecenatismo femminile in Sardegna

Senza categoria

Mia Immagine

Un antico proverbio orientale recitava che “le donne di grande ricchezza non hanno età né sesso”. Questo sta a significare che a contare fosse primariamente il censo, ad ogni latitudine della terra. Potrebbe essere vero in parte, di fatto, ad esempio, la storia della società non contempla un termine per indicare l’equivalente femminile del concetto di “Mecenate”.

Il mecenatismo nasce come consuetudine di alcuni ricchi e generosi protettori di artisti e intellettuali che dai tempi del romano Gaio Mecenate, durante i primi decenni dopo Cristo, presero a sovvenzionare l’opera dei più valevoli pensatori dell’impero. In Sardegna si dovrà aspettare qualche secolo affinché si abbia notizia certa di questo costume, ma certo é che la nobile pratica del finanziamento ad opere artistiche, architettoniche e religiose aiuta la donna ad uscire dal mimetismo nella collettività.

Mia Immagine

A Cagliari giganteggia nell’aristocratico quartiere Castello la Basilica di Santa Croce fatta erigere da una donna, Anna Brondo di Villacidro, nel 1661. Occorre però compiere un notevole balzo all’indietro per constatare con precisione che il primo intervento di mecenatismo femminile in Sardegna risalga a metà del XII secolo, quando la “donikella” Justa d’Okeri doterà la chiesa di Santa Maria di Codrongianus. Lo possiamo apprendere dal Condaghe compilato con precisione certosina da un’altra donna: l’abadessa Massimilla.

Non deve stupire che nel 1180 una donna sapesse leggere, scrivere e far di conto. Le religiose che raggiungevano l’apice delle gerarchie ecclesiastiche erano consuetamente le secondo genite delle famiglie più altolocate della società e questa condizione imponeva loro di ricevere una conveniente istruzione di base. In Sardegna il loro compito era quello di sorvegliare affidabilità e meticolosità degli addetti alla contabilità, far rispettare la disciplina religiosa in atteggiamento marziale, badare che le decime, provenienti dalle chiese dipendenti dal convento, pervenissero per tempo e diverse altre mansioni di responsabilità in niente differenti al ruolo degli abati uomini.

Poco più tardi, nel 1278, ancora una donna, Graziosa Pinna, fonda la chisa di San Bonifacio a Sassari. Sempre nella capitale del capo di sopra, é Caterina Flos, nel 1550 a destinare tutto il suo patrimonio alla fondazione del convento delle Clarisse. Sarà donna Marcella di Villacidro a fondare il monastero della purissima e interverrà Gerolama Rams con una donazione di ben cinquantamila lire nel 1554 a permettere prestigio e prosperità, divenendo essa stessa monaca.

Certamente se la nobiltà dei natali non avesse permesso loro una certa libertà d’azione, queste donne non sarebbero entrate nella storia, sebbene poi dimenticate completamente fatto salvo uno studio serio delle fonti che non esclude il ritrovamento di altre belle scoperte di segno femminile utile a riscrivere la storia da un ben più ampio angolo visuale.

 

©Riproduzione riservata

Mia Immagine