La sinistra, l’anticomunismo moderno e la presunta superiorità della società civile

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di Vindice Lecis

Ha pienamente ragione il leader del raggruppamento liberal Libertà&Giustizia – affrancatosi dalla tutela di Repubblica – quando definisce il Pd renziano “parte della destra”. Questa è infatti la discriminante fondamentale, il cemento ideale, per ricostruire un minimo di intesa a sinistra, estranea agli equivoci di quella irrealistica ricomposizione del centro sinistra vagheggiata dagli esponenti del partito di Bersani, da quelli del circolo del the di Pisapia e del gruppo ulivista ispirato da Arturo Parisi su mandato di Prodi che sogna di fare “il vinavil”.

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Per questo,  credo che abbia anche ragione Massimo D’Alema che avrebbe definito (secondo il Fatto Quotidiano), Giuliano Pisapia autoproclamato leader federatore come un “Un gigantsco cog…ne”. Perché porterebbe acqua al mulino del renzismo in crisi spendendosi in intese di impianto centrista e chiudendo di fatto a sinistra. Anche se D’Alema crede che la stagione del centro sinistra possa ancora rinascere, pur senza lo statista di Rignano.

Ma all’assemblea romana del Brancaccio, gonfia di umori e di passioni straodinariamente positive, ma anche di furbizie movimentiste e tentazioni autosufficienti, è stato fatto un errore. Un grave errore. Presumere di ricostruire la sinistra con un segno acomunista. Il connubio società civile-teste pensanti-professori ha creato spesso dei mostri, come la Lista Tzipras. Molti sono ancora convinti che il movimentismo paghi e pensano di vivere nell’autosufficienza. Un retaggio, un riflesso condizionato, che attinge a stagioni del passato. Ricordo il “lamento disperato” di Bruno Trentin affidato al suo diario. Quando descriveva Bertinotti prigioniero di un “avventurismo mascalzonesco” prodotto da un “movimentismo parolaio” e da una “demagogia delirante”. Bertinotti oggi gravita dalle parti di Comunione e liberazione e ha purtroppo seminato eredi.

Che è successo al Brancaccio? La giurista Falcone ha negato la parola al segretario del Pci Alboresi all’assemblea. La giustificazione è che aveva già parlato Acerbo, segretario di Rifondazione comunista. Mi rendo conto che anche solo immaginare in Italia la presenza di due partiti comunisti possa apparire paradossale (Rc non condivide la nascita di un’unica formazione con motivazioni non chiarissime). Tuttavia dire che i comunisti avevano già parlato mi sembra un atto di infantilismo e di chiusura.

D’altra parte Alboresi ha gli stessi diritti di un Acerbo o di un Fratoianni. Figuriamoci di un Gotor che vagheggia ancora il centro sinistra. Dunque una partenza guastata da un incidente fastidioso che conferma come certi vezzi della sinistra acquisiti negli ultimi decenni – agitati da “un dilettantismo retorico e narcisistico” figlio della vertigine della presunta superiorità della società civile (Monti era società civile? Pigliaru in Sardegna è società civile?) – non hanno insegnato nulla. La speranza è che questo incidente venga superato. Ma se la sinistra non metterà al centro – ma proprio al centro – il lavoro e i diritti collettivi non avrà futuro. Altro che circoli del the o il ripescaggio di fautori del centro sinistra.

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