Assegno scoperto: evitare segnalazioni in CAI e avere il risarcimento dal creditore.

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L’emissione di un assegno senza provvista (cioè “scoperto”) costituisce un illecito amministrativo punibile con sanzioni pecuniarie e con segnalazione alla CAI (Centrale d’allarme interbancaria). Tali sanzioni possono però essere evitate se l’emittente (colui, cioè, che ha emesso il titolo) paga tardivamente (non oltre sessanta giorni) dalla scadenza del termine di presentazione dell’assegno per l’incasso e il beneficiario gli rilascia quietanza liberatoria.

Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta.

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Conseguenze dell’emissione di un assegno “scoperto”

Le sanzioni pecuniarie, inflitte dal Prefetto a seguito di un apposito procedimento, variano da euro 516,00 a euro 3.099,00 e possono aumentare ulteriormente in caso di assegni con importi molto elevati o di condotte illecite reiterate (quando lo stesso soggetto emette più volte assegni scoperti).

Con l’iscrizione alla CAI, il soggetto che ha emesso l’assegno senza provvista (d’ora in poi, per abbreviare, “emittente”) viene segnalato alle banche come “cattivo pagatore”; per sei mesi dall’iscrizione, egli viene interdetto dall’emettere assegni e deve restituire quelli ancora non utilizzati.

Altra conseguenza della mancanza di provvista è il protesto, atto pubblico con il quale viene accertato il mancato pagamento dell’assegno e viene data pubblicità della mancata provvista.

Come evitare le sanzioni e la segnalazione CAI: il pagamento tardivo

È possibile, tuttavia, evitare tutte le conseguenze sopra elencate, le quali pesano anche sulla reputazione dell’emittente, pagando in ritardo l’assegno.

La legge ammette, infatti, il “ravvedimento” dell’emittente consentendogli di evitare le sanzioni e la segnalazione alla CAI attraverso il pagamento tardivo dell’assegno emesso senza provvista .

Il pagamento, però, deve avvenire non oltre sessanta giorni dalla scadenza del termine di presentazione dell’assegno per l’incasso .

Oltre all’importo dovuto e non pagato occorre versare anche gli oneri accessori, cioè:

– una penale pari al 10% della somma;

– gli interessi legali calcolati per il periodo intercorrente fra la data di presentazione dell’assegno e quella del pagamento tardivo;

– le spese relative al protesto (qualora l’assegno sia già stato protestato da un pubblico ufficiale).

La banca, entro il decimo giorno dalla presentazione dell’assegno per il pagamento, è tenuta a di informare (cosiddetto preavviso di revoca), il cliente della mancanza di provvista e della possibilità di evitare le sanzioni attraverso il pagamento tardivo dell’assegno.

Quest’ultimo può essere effettuato tramite costituzione, presso la banca su cui è tratto l’assegno, di un deposito da destinare al definitivo pagamento dell’assegno stesso oppure pagando le somme dovute direttamente al beneficiario dell’assegno. In quest’ultimo caso il beneficiario deve rilasciare una quietanza liberatoria, con firma autenticata, con la quale certifica l’avvenuto pagamento tardivo .

Prova del pagamento: cosa succede se il beneficiario non rilascia la quietanza obbligatoria in tempo?

La legge stabilisce che, per evitare le sanzioni e l’iscrizione alla CAI, l’emittente non solo deve procedere al pagamento entro sessanta giorni dalla scadenza del termine di presentazione dell’assegno ma deve anche dare la prova del pagamento stesso entro quel termine.

La prova è finalizzata a dimostrare alla banca il ravvedimento ed evitare che questa effettui le segnalazioni di “cattivo pagatore” al Prefetto (per le sanzioni) e alla CAI.

Nessun problema sussiste in ordine alla prova quando il pagamento tardivo viene effettuato alla banca indicata nel titolo (per esempio tramite deposito delle somme destinate alla copertura dell’assegno stesso).

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