Con la Dinamo al Principato [62-73]

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Eccoci a casa. In ritardo mi accingo a scrivere qualche riga sulla sconfitta di avantieri al Principato di Monaco. Questo è un post diverso dal solito, perché sono passati due giorni dalla partita e avrete già letto di tutto e di più, ma anche perché avendo fatto il viaggio ho tante cose nella testa.

Io e Te, sempre assieme
Mi aspettavo una sconfitta, ma la partita mi ha sorpreso sia in positivo che in negativo. L’AS Monaco è abbastanza simile (ma in meglio) al Le Mans: tanti giocatori “colored”, tanto atletismo da mettere in campo, propensione alla corsa e meno tecnica di quanto si possa credere, se non in pochi giocatori fondamentali. Il basket francese ha prodotto pochi campioni nella sua storia, uno su tutti: Tony Parker che ha stravinto titoli NBA (ma con una squadra già forte di sé) e ha portato la sua nazionale a vincere l’unico titolo europeo nel 2013. A livello di club ancora meno. Come le sue nazionali, le squadre di club non eccellono certo per tecnica ma hanno una fisicità e un atletismo incredibili. Nel basket di oggi, dove gli arbitraggi sono sempre più permissivi e vengono consentite botte da orbi, questo tipo di gioco se lo sai interpretare bene paga dividendi importanti. La partita che si è vista avantieri è stata perfettamente in questo binario. Monaco ha due centri altissimi e atletici, pertanto ha potuto impostare la difesa esattamente come ha fatto Reggio Emilia quando è venuta a SASSARI: col centrone sotto, gli altri quattro stavano larghi sul perimetro per pressare la palla, cercare di borseggiarla, e menare da matti. Difficile prendere un tiro pulito dalla lunga distanza, mentre la zona fra la “media” e l’area è stata una tonnara selvaggia. Le nostre 24 palle perse stanno tutte lì. I 20 punti e più che avevamo sul groppone a 5′ dalla fine sono stati la diretta conseguenza di questa fisicità. E nessuno aveva niente da ribattere, era giusto così.

Anche al Principato di Monaco!

Ma la DINAMO stava anche difendendo male. Dato che gli unici davvero bravi nel ball-handling per i nostri avversari erano giusto un paio (Bost e Gladyr), coach Mitrovic ha impostato tutto il gioco sulle loro doti di gestione palla, e con una montagna di pick and roll o penetrazioni veloci i monegaschi hanno creato tanto gioco appoggiando direttamente a canestro oppure scaricando sui tagli dai lati in back door. In quei frangenti la Dinamo ha commesso errori madornali di distrazione che hanno creato danni incalcolabili. Però anche la nostra transizione difensiva sui contropiedi primari è stata un po’ deficitaria. Insomma, Monaco stava avendo la partita che voleva ottenere. Negli ultimi 5′ il presidente ci ha chiesto di tifare di più. Eravamo stremati, perché a cantare ininterrottamente siamo stati sì e no sette o otto, ma abbiamo fatto uno sforzo maggiore, portando gli ultras extrasessantenni ad alzarsi in piedi. E’ stata la gragnola di triple di marca Stipcevic-Lighty (alle sue prime triple da quando è alla Dinamo) a darci i punti che erano mancati sul perimetro (eccezion fatta per l’apertura di Lacey e due belle infilate più avanti da Mastro Dusko e l’inossidabile Lollo). Ma soprattutto è stata la difesa a zona l’arma in più: abbiamo menato molto, gli arbitri ci hanno reso alcuni non-fischi che prima erano stati gentilmente concessi ai padroni di casa, e in un modo o nell’altro questo -11 è sembrato quasi un piccolo miracolo.

E’ dagli ultimi 5′ che bisogna ripartire. Bravi a rimbalzo col +3 (32-29!). Poi poco altro da segnalare.

La nostra visuale alla presentazione

Passando ad altro, vi dico come l’abbiamo vissuta lì al palasport. Avrete già visto foto e video: è la metà del Palaserradimigni. Un palestrone incastrato nella parte posteriore di questo immenso edificio a vari piani nel cui tetto c’è lo stadio vero e proprio. I posti sono tutti uguali: seggioline gialle, strette ma comodissime (ma son stato seduto solo in qualche pausa). Il servizio di sicurezza è stato di una cortesia squisita. A Monaco in tanti parlano abbastanza fluentemente l’italiano. Ci hanno permesso di bighellonare in giro per la struttura, anche se l’accesso alla sala speciale in cui si degustava Champagne ci è stato interdetto (tenetevi le vostre bollicine, no problem ragazzi). La pecca grave, come ha fatto notare l’inviato del giornale, è stata la birra: sempre e solo analcolica… un vero oltraggio! (si scherza eh) Alcuni tifosi locali si sono avvicinati a salutare, chiacchierare e fare più di una foto. Uno mi ha anche abbracciato, commosso perché mi rivolgevo a lui in francese mentre lui si sforzava di esprimersi in italiano. All’ingresso però la polizia ci ha palpeggiati in tutti i modi e in tutti i posti (o quasi, cosa avete capito?), ma ci sta.

La nostra collocazione come promesso era dietro la panchina Dinamo, questo ci ha permesso di far sentire il nostro calore e sostegno alla squadra, ma aveva il lato negativo del non poter eccedere nelle belle parole all’indirizzo della terna arbitrale per evitare che fraintendendo la provenienza venisse sanzionato qualche fallo tecnico alla panchina. Abbiamo addobbato di Quattro Mori quello spicchio di tribuna, esposto lo striscione del Commando, preparato le bandierine dell’Orgoglio Biancoblu (tutte certosinamente controllate una per una all’ingresso, manco fossero cerbottane delle tribù Masai). Ci siamo fatti a pezzi per tifare. Anche quando Sardara ci ha chiesto uno sforzo in più non ci siamo tirati indietro, spero solo che alla televisione si sia sentito qualcosa. 

All’inizio durante il riscaldamento ho visto Brian tirare su di naso e soffiarselo varie volte. Aveva una faccia da cimitero: emaciato, occhi rossi, manco lo avessero vampirizzato la notte prima. Forse se in questo periodo non sta rendendo bene come ad inizio stagione è per questo motivo. Abbiamo sentito, e pure molto bene, le urla del coach, visto i suoi scivolamenti sulla fascia (Walter Tolu is still alive!), e se in un futuro volesse divertirsi con altre attività, potrebbe fare lo showman alla grande!

E’ stata una bella avventura, nonostante la sconfitta. Purtroppo parte della squadra sembra fisicamente bollita. Se li avessimo incontrati un mese fa forse avremmo salutato una vittoria, o anche una sconfitta risicata. Abbiamo il 29 marzo come data importante, e ci saremo. Il fatto è che non c’è riposo, e nel weekend a Cremona ci sono due punti in palio: vitali per loro, ultimi in classifica, cruciali per il post season per noi. Cosa peserà di più?




 

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Riflessione finale sul tavolo. Lo speaker è il capo del tifo in questo palazzetto. Non c’è una tifoseria organizzata quindi lui sta sempre, ripeto SEMPRE parlando: per lanciare i cori (cui partecipa), dire quando fischiare e magari forse anche quando andare in bagno. Per non parlare poi delle musichette irritanti ad ogni minima pausa, la maggior parte delle quali veniva lanciata quando stavamo cantando noi. Qualcuno gli ha urlato “Mì se abbassi la musica o ti mando Equitalia“, ma non ha funzionato. Ma la cosa peggiore al tavolo è stato l’assurdo movimento del punteggio. Non so come l’avete percepito voi in televisione. Ho perso il numero delle volte in cui chi era addetto al tabellone aggiungeva e toglieva uno, due o anche tre punti alle due squadre. Il pubblico di casa ha ricoperto di insulti questa persona quando il danno era per la squadra di casa, gli arbitri hanno interrotto la partita varie volte per sistemare le cose leggendo il referto. Mi ha infastidito però che quando l’errore era a nostro danno non c’era da parte della terna la stessa solerzia, anzi! Si è alzato un paio di volte Sardara, e anche noi abbiamo urlato come matti perché una delle nostre triple (quella dal 44 al 47) non ci era stata conteggiata nel tabellone. E forse due punti mancano all’appello. La terna ha addirittura minacciato di fallo tecnico la nostra panchina. Roba da matti. Sembrava di assistere a quelle vecchie partite di Coppa dei Campioni (si chiamava così) in Grecia o Jugoslavia, dove il tarocco di cronometro e punteggio erano all’ordine del giorno. Roba da terzo mondo. Uno scandalo. E comunque mi rimane una cosa, nello stomaco, poi rivedrò le immagini: sull’ultima penetrazione, Rok è stato spinto e quando la palla danzava sul ferro uno dei monegaschi ha toccato ferro e retina. Chi conosce le regole sa cosa significa.
Ok, ora se vi va di raccontarmi le vostre opinioni a freddo, lo spazio è aperto.









#ForzaDinamo

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