Opposizione alla cartella esattoriale

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Opposizione alla cartella esattoriale

Non è un caso raro che l’azione esecutiva promossa dal concessionario del servizio di riscossione sia inficiata da vizi attinenti alla cartella di pagamento, o ad un qualsiasi successivo atto della procedura posta in essere da Equitalia.

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Contro la cartella di pagamento si può presentare qualsiasi opposizione inerente a vizi di quest’ultima e non per vizi dell’atto prodromico che – come abbiamo detto al punto precedente – si sono ormai solidificati. Si parla infatti di “vizi propri della cartella” con riferimento all’unico tipo di contestazione che si può sollevare contro l’atto esattoriale. Ecco un elenco dei principali vizi propri della cartella (per una trattazione più completa leggi la guida: “Cartella di Equitalia,

la mancata notifica dell’atto prodromico: si ha quando il contribuente riceve la notifica della cartella ma non ha mai ricevuto la richiesta di pagamento da parte dell’ente titolare del credito;
la notifica della cartella ad un soggetto diverso dal legittimato;
in caso di tentata notifica mentre il destinatario era momentaneamente assente da casa, il mancato invio a quest’ultimo della (seconda) comunicazione con cui lo si informa del deposito della cartella presso la casa comunale;
la prescrizione o la decadenza del diritto alla riscossione delle somme;
la mancata indicazione del responsabile del procedimento, necessaria in ogni cartella di pagamento;
l’inesatta o incompleta indicazione delle modalità e termini per fare ricorso al giudice;
la mancanza di pagine, all’interno del plico di Equitalia, che dovevano comporre la cartella di pagamento e la spiegazione delle ragioni per cui essa è stata inviata;
l’insufficiente motivazione della cartella (motivazione che può essere anche fornita con il semplice richiamo a un precedente atto già notificato al contribuente);
la carente spiegazione delle modalità di calcolo degli interessi, ecc.

Quando la cartella è divenuta definitiva, Equitalia può passare alle maniere forti e, quindi, procedere al pignoramento dei beni del debitore (conto corrente, casa, automobile, pensione, stipendio, canoni di locazione, azioni, obbligazioni, beni mobili presenti in casa come gioielli, ecc.) o all’iscrizione di misure cautelari (fermo auto e ipoteca).

Il contribuente può opporsi al pignoramento, ma – similmente a quanto abbiamo visto sopra – non può opporre eccezioni per vizi relativi agli atti anteriori del procedimento (atto prodromico e cartella di pagamento). Sono solo due i tipi di contestazione che può sollevare il debitore:

mancata notifica della cartella di pagamento o notifica irregolare (v. quanto abbiamo detto nel paragrafo precedente “La notifica della cartella di pagamento”);
eventi avvenuti dopo la notifica della cartella, come ad esempio l’intervenuto pagamento, l’emissione di un provvedimento del giudice o di un’autorità amministrativa che ha sospeso l’efficacia esecutiva della cartella; ecc.

Qualora il contribuente si opponga al pignoramento di Equitalia, quest’ultima non ha l’obbligo di dimostrare l’esistenza e la validità del credito fatto valere con l’esecuzione esattoriale, ma solo che il procedimento si basa su un titolo esecutivo, ossia la cartella esattoriale, validamente notificata. Spetta al contribuente, allora, l’onere della prova contrario e dimostrare che, dopo la notifica della suddetta cartella, si siano verificati fatti tali da privare quest’ultima della sua validità

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