SI RICOMINCIA

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di nopothoreposare

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Inesorabile, consolatorio, per certi versi quasi liberatorio, il momento dell’esordio nel campionato cadetto è arrivato. Lo sgomento per una retrocessione sì rocambolesca, ma anche figlia di mille errori di valutazione, e di altrettante scelte (e non scelte) dissennate, senza dimenticare una buona dose di sfortuna; lo sconforto e la delusione cocenti, quelli per non far più parte del “calcio che conta”; la frustrazione derivante dal fallimento del famoso “progetto”, transitato da avvicendamenti improbabili tra Zeman uno e due, Zola e Festa, si sono andati leggermente stemperando col passare delle settimane, lasciando sempre più il posto ad una nuova, consapevole certezza: noi partiamo tra i favoriti. Noi siamo – se non i migliori – almeno tra i migliori.

 

Se ne sono dette e lette tante… che il Cagliari sia la squadra da battere, la Juventus della serie B, una società di una spanna sopra le altre, quella che ha operato meglio sul mercato, il team senza rivali, e che tornare in serie A sarà una pura formalità. Certo, affermazioni che possono gonfiare il petto di un nuovo, ritrovato orgoglio, quello perso un po’ per strada lungo il travagliato percorso dell’ultimo campionato, e che possono persino alimentare il nostro sonnecchiante amor proprio, facendoci sentire, diciamolo pure, primedonne di questo torneo alternativo – ma nemmeno più di tanto – alla massima serie.

 

Ma orgoglio a parte, mai quanto in questo momento è al contrario indispensabile mantenere un profilo basso, e vivere nella consapevolezza che non sarà facile, che tutti i nostri avversari giocheranno contro di noi le due partite della vita, e che partire sulla carta da “favoriti” è certamente assai più facile che dimostrarlo coi fatti, sui prati verdi di tutta Italia.

 

La scelta dell’allenatore, del direttore tecnico e la gestione della campagna acquisti in ingresso ed in uscita, ma sì… sono stati complessivamente accettabili, al di là dei mugugni o delle scontentezze di qualcuno, e degli eccessivi entusiasmi di qualcun altro. E’ vero, i nomi delle nostre avversarie oggi hanno un sentore a metà tra goliardico e provinciale, alcuni addirittura sanno di mai sentito. Ma dobbiamo giocarcela, al contrario, come se fossero compagini blasonate, con stadi da 80000 posti urlanti, per restituire in fretta e senza ulteriori distrazioni o perdite di lucidità il posto che compete a questa città e a quest’isola.

 

Ora non c’è più tempo per rivedere il passato, o per ripassare il compito; non c’è più possibilità di tentennare o rischiare qualche inutile senno di poi, e nemmeno per operare deviazioni troppo distanti dal percorso impostato con l’avvento di Rastelli, e sin qui coerentemente seguito. Lunedi sera è ormai troppo vicino per scendere dalla bici a controllare i freni.

 

Ora bisogna solo guardare avanti. E pedalare.

 

 

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