60 anni insieme nella bonifica

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Lui nato nel 1930 ad Arborea, allora Villaggio Mussolini, uno dei primi “veneti” nati in Sardegna in terra di bonifica (la sua famiglia era arrivata dal Polesine nell’ottobre del 1928). Lei nata a Motta di Livenza in provincia di Treviso nel 1933 e giunta nell’isola nel 1936. Pietro Tamburin e Maria Boatto stanno insieme da molti anni e di cambiamenti, in un mondo che corre alla velocità della luce, ne hanno vissuti un’infinità.
La casa della famiglia Tamburin si trovava nella strada 18, proprio davanti a quella dei Boatto. Nonostante la vicinanza, le occasioni per incontrarsi erano veramente poche. La stessa SBS, realizzatrice della bonifica e del centro, controllava attentamente gli spostamenti dei coloni dal podere, autorizzati solo se chiaramente motivati. L’unico giorno in cui ci si poteva ritagliare un po’ di tempo da dedicare ad altro era la domenica, quando dal fondo della strada 18 partivano le famiglie Finotto e Bergo alla volta della chiesa parrocchiale. Un corteo che cresceva progressivamente fino all’ingresso del paese. Era quello il vero appuntamento comunitario, in cui tutti quanti – mezzadri e altri residenti – si incontravano a chiacchierare del più e del meno su come si aveva trascorso la settimana e di tutte quelle novità in corso che dalla caduta del regime, fino all’acquisizione dei poderi in proprietà, avevano modificato la fisionomia economica, sociale e culturale del centro di bonifica.
Anche i Boatto, come tantissime altre famiglie di Arborea (circa un terzo), col boom delle industrie del nord Italia decisero di fare fagotto alla ricerca di nuove opportunità. Rimasero i Tamburin e la stessa Maria, che nel frattempo sposò Pietro, da lei aiutato, insieme agli altri suoi fratelli, nella conduzione del podere.

Pietro e Maria conosciutisi meglio lungo il tragitto quotidiano verso la scuola, hanno coltivato questa reciproca simpatia fino a convolare a giuste nozze il 13 novembre 1954. Appena qualche mese fa hanno festeggiato i loro sessant’anni di matrimonio con le loro quattro figlie – Gabriella, Luisa, Lucia e Martina – e rispettivi mariti, e gli otto nipoti. Un legame durato a lungo, non certo perché inteso giuridicamente, ma in quanto volto a un’unione di cuori e di volontà, a esempio di un’epoca, la nostra, che sembra aver scordato l’impegno e la dedizione verso se stessi e il prossimo.

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Articolo pubblicato per il mensile “Trevisani nel mondo” nel numero di marzo 2015.

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