Santa Igia e Alghero

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Durante la colazione di solito leggo qualcosa. In questo periodo sto sfogliano “Archeologia Viva”. Stamattina il latte mi è andato un po’ di traverso quando ho letto un articolo dello storico sardo Francesco Cesare Casula su Santa Igia pubblicato  nel n°163 del gennaio-febbraio 2014 a pag .66 e seg. di Archeologia Viva.
Dopo aver fatto una sintesi della storia dell’antica capitale sorta quando Cagliari fu abbandonata a causa delle incursioni dei cosiddetti barbareschi, lo storico racconta la sua definitiva distruzione ad opera di altri “barbari”.
Nella seconda metà del XX secolo nella zona dell’antico sito sono stati edificati il mattatoio, le poste, e un complesso commerciale della Città Mercato. Negli anni ottanta si decide di far passare una strada sopraelevata. Ora lascio la parola allo storico.

“Chi scrive*  protestò sui giornali locali, alla televisione e in sede politica presso la regione Autonoma; organizzò sit-in di studenti, e perfino un Congresso, i cui atti furono pubblicati (1983) in un grosso volume intitolato S. Igia, capitale giudicale. Un inestimabile bene archeologico da salvare alle porte di Cagliari. Ma fu tutto inutile. Le foto delle fosse all’epoca scavate dalle ruspe per collocare i plinti della sopraelevata mostrano lo scempio perpetrato sui resti della capitale sepolta. E per finire, una grande distesa di asfalto, versato nottetempo alla luce delle fotoelettriche …”

*Francesco Cesare Casula

Io mi auguro vivamente che nel frattempo (sono passati più di trent’anni) si sia provveduto ad istituire leggi per la protezione di siti così importanti. Ma veramente piange il cuore se si pensa che parti fondamentali della nostra storia suscettibili di ricerche e studi capaci di far luce in periodi veramente bui come il medioevo sardo siano stati cancellati con tanta scellerata stupidità. E fa crescere la rabbia sapere che c’è stato chi si è battuto con tutte le armi a disposizione per evitare la sciagura ma la sua lotta si è rivelata inutile. 
Eppure se questa sconfitta riesce ancora oggi a darci spunti di riflessione e fa nascere forti sentimenti, ritrova una sua funzione. Infatti fa nascere in noi l’assoluta necessità di valutare a fondo quanto ci arriva dal passato e di dare la giusta rilevanza a tutto ciò che abbiamo la fortuna di ritrovare dopo secoli o dopo millenni. Tutto ci parla, e noi, in una terra dove i documenti sono una vera rarità, dobbiamo ascoltare ogni messaggio che ci arriva dal profondo buio dei tempi andati. 
La recente manifestazione di Monumenti Aperti che non mi stancherò mai di lodare per la sua enorme valenza educativa nei confronti di giovani scolari e studenti e per la sua funzione culturale rivolta ai visitatori, ha riaperto ferite in coloro che amano profondamente Alghero e vorrebbero che le sue tante ricchezze fossero messe nella giusta luce. Abbiamo capito che le sepolture del cimitero medievale del Qualté sono al momento irrecuperabili e oggi possiamo solo “ammirare” la pavimentazione che le ricopre. 



E all’indomani di Monumenti Aperti ci poniamo diverse domande.
Il Museo archeologico aprirà a giugno? Speriamo. E tutte quelle belle vetrine del Corso Carlo Alberto, del Qualté, del retro della vecchia caserma diventeranno esposizioni d’arte e di prodotti artigianali del territorio? Ce lo auguriamo. 
Sono le amministrazioni cieche e distratte che fanno operazioni come Santa Igia. Ci sia di esempio per non commettere gli stessi scempi e operiamo per rendere Alghero un gioiello di cultura e di arte. 


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