Alghero agli algheresi – Cimitero di san Michele

Senza categoria

Mia Immagine

IL CIMITERO MEDIEVALE DEL QUALTE’
Si può fare qualcosa?
– Come può vedere siamo nel Cimitero Medievale di Alghero. Qui sono stati trovati  i resti di circa seicento persone e pare che molti scheletri appartengano ad appestati morti durante l’epidemia del 1582-83.
– Interessante. E dove è il cimitero?
– Qui.
Il visitatore si guarda intorno, pensa di non aver capito, annuisce, ma ha un’espressione interrogativa sul viso.
La spiegazione continua ma il visitatore continua a non capire. Teme di fare una brutta figura e insiste.
– Quindi il cimitero è qui.
– Certo, signore, è qui, sotto i suoi piedi.
– Ma io vedo solo un pavimento.
– E’ naturale. Dopo lo scavo la zona è stata sistemata e ricoperta.
– La ringrazio. Buonasera.
Al di là di questo immaginario dialogo mi pongo una domanda: Non si può fare proprio nulla per dare un’idea dell’antico sito ai visitatori? Forse si puòcollocare una pavimentazione di ceramica o altro materiale con impresse le immagini della situazione sottostante così come si è presentata a chi ha scavato. Ciò che è stato fatto sui pannelli adagiati per terra si può probabilmente ripetere su un supporto che sostituisca almeno in parte l’attuale pavimento. Naturalmente non penso a piastrelle ma ad una lastra unica che venga posizionata ad un livello leggermente inferiore alla pavimentazione per dare il senso della profondità.È una magra consolazione per chi vorrebbe che la città evidenziasse una continuità tra il suo passato e l’attuale presente, ma è pur meglio di niente. O forse ci sono ancora delle idee migliori. Ciò che più sconcerta è il fatto che si faccia proprio molto poco per dare a cittadini e visitatori la possibilità di conoscere la storia di Alghero.
Restiamo in attesa dell’apertura del museo a giugno (così è stato promesso) e attendiamo che persone veramente sensibili e in grado di capire i fondamentali legami con tutto ciò che ci ha preceduto possano prendere le decisioni relative alle tante memorie che archeologi e storici stanno mettendo in luce nel territorio.
Forse chissà un giorno o l’altro scatterà una piccola scintilla e inizierà ad accendersi una fioca luce per diradare le fitte tenebre caliginose di chi pensa che l’uomo vive di solo pane e che il resto non conta. Forse.
Perché i nostri amministratori sono molto impegnati a trovare nuovi nomi per imporre nuove tasse e non hanno il tempo per fare altro, se non godersi i soldi che si autoassegnano per il loro servizio. I cittadini devono solo pensare a lavorare sodo tutto il giorno se hanno un lavoro, oppure devono cercare di barcamenarsi accettando di tutto se non hanno un’attività. E devono stare anche attenti perché se vengono scoperti a introitare “in nero” qualche piccola banconota indispensabile alla loro sopravvivenza, devono vedersela con gli organi preposti a controllare le evasioni. I quali organi, siccome non traggono molta soddisfazione dai grandi evasori che si possono difendere, si rifanno sui piccoli. 
Complimenti Italia, sei proprio una grande patria.

Punto 1°
La città appartiene ai cittadini che l’hanno edificata e che con il loro lavoro hanno fatto sì che avesse quelle strutture indispensabili per la residenza degli abitanti e per l’accoglienza dei non residenti.

Mia Immagine

Punto 2°
I cittadini delegano alcuni di loro perché le risorse del territorio vengano amministrate e gestite nell’interesse della comunità. 
Appunto 1° 
Gli amministratori si sono appropriati della città dimenticando di esserne i semplici gestori. E’ come se il fattore di una tenuta agricola ritenesse di esserne il proprietario. 
Appunto 2°
Gli amministratori stabiliscono regole che creano sempre più difficoltà ai cittadini che intendono trarre frutto dal proprio lavoro. Nella loro mentalità di persone che (nella maggioranza dei casi) non hanno mai lavorato e hanno sempre tratto un lucroso reddito dalla politica, il cittadino è un malfattore e un ladro che cerca di arricchirsi a scapito della comunità evadendo le tasse e i balzelli vari. Quindi va castigato.
Appunto 3°
Alghero sopravvive con tanti stenti grazie a coloro che insistono a scommettere sulle personali potenzialità  e lavorano duramente per trarre il necessario con attività che richiedono energie infinite e fede nel futuro.E’ la fede che sostiene gli imprenditori locali, in una situazione di corsa agli ostacoli che alla lunga sfianca e scoraggia.
Quesito 1°
Che cosa impedisce l’abbellimento, la cura, la pulizia della città? Dove sono le aiuole fiorite che anni fa rallegravano strade, piazze e passeggiate? 
Quesito 2° 
Che cosa impedisce l’apertura di tutte quelle strutture culturali che sono indispensabili a una città che vive di turismo?
Che cosa impedisce di utilizzare i numerosi locali ottenuti nel Qualtè, nelle zone adiacenti la caserma dei carabinieri, nel Corso Carlo Alberto, e altri?
Quei locali dovrebbero essere adibiti a esposizioni d’arte e di cultura algherese e sarda affidati ad associazioni che ne curino la pulizia e il decoro e che ne facciano una mostra per esporre tutto ciò che il territorio offre di meglio. Un museo diffuso che dia al visitatore la possibilità di cogliere i valori di una società che ha memoria di sé e che procede nella sicurezza delle proprie origini senza mistificazioni. Dovrebbe essere aperto alla Sardegna intera perché la proposta turistica non può restringersi alla sola città ma deve essere una vetrina ampia e completa di millenni di storia sarda.
Il sogno
Il sogno è quello di avere una città con scorci di verde e fiori, libera da ogni sozzura, ricca di proposte d’arte, di artigianato, di produzioni locali. E’ poi così difficile ottenere tutto ciò? 
Andiamo incontro alle giovani generazioni, diamo loro la possibilità di restare in città, di mettere a frutto ingegno e inventiva. 
Ricordiamo che la crisi sta creando una massa di esclusi dal processo produttivo ed economico. Non è giusto che chi ha già una collocazione impedisca ad altri di trovare un proprio piccolo spazio. Gli egoismi non possono esistere in una società di sussistenza come è la nostra. Bisogna che ciascuno ceda qualcosa per permettere a tutti di avere almeno il necessario. Il ruolo della politica è proprio quello di equilibrare la distribuzione delle risorse del territorio in modo che ciascuno possa attingervi. E allora prepariamoci a fare squadra perché chi vuole possa fare e lasciamo cadere la mentalità dell’assistenza. Non è il lavoro che manca, ma è la volontà di rinunciare a qualcosa perché anche gli altri abbiano l’essenziale. E questa non è beneficenza, è giustizia sociale.
Meditate

Mia Immagine