Alla ricerca della Madonna perduta

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Dedicato ai sassaresi che a maggio amano passeggiare verso San Pietro. Forse non tutti sanno che a Sassari la Madonna è chiamata in almeno cinquanta modi diversi. L’ho realizzato leggendo un libriccino scritto nel 1930 da Angelo Piredda, con una minuziosa elencazione di chiese, immagini sacre e simulacri dedicati alla Vergine nella nostra città. Di questo lungo rosario – è il caso di dirlo – mi hanno colpito i titoli e le denominazioni scomparse. E visto che siamo nel mese mariano propongo una caccia alla Madonna perduta, una scusa per passeggiare oltre via delle Croci. In fondo è un classico della devozione, da Noli me tollere alla madonnina spiaggiata a Porto Cervo lo scorso febbraio: nel nostro agro ci sono almeno tre posti nei quali – grazie a un trattore, a bambini che giocano a nascondino o a lavori per condotte – potrebbe riapparire una statuina abbandonata. Per entrare nell’atmosfera proviamo a seguire con la fantasia alcune monache medievali tra sentieri e tratturi nascosti tra i rovi. Ecco dove stanno andando.

Santa Maria di Mascar. Come si intuisce dal nome, si tratta di un monastero di benedettine che tra il 1118 e il 1180 si trovava nella contrada di Mascari nell’omonima vallata. Il complesso dipendeva da San Pietro in Silki e a un certo punto fu guidato da una badessa di nome Teodora. Com’è accaduto ai tanti piccoli villaggi che costellavano l’agro di Sassari, Mascari e il suo monastero vennero abbandonati e inghiottiti dai secoli e dalla vegetazione.

Santa Maria di Taberra. Se ho ben incrociato le fonti, Taberra era una borgata della curatoria di Fluminaria che si trovava nell’attuale Badde Ulumu, nelle vicinanze del viadotto sul Rio Mannu della quattro corsie di Alghero. Piredda racconta che «tristi vicissitudini» costrinsero gli abitanti del villaggio a emigrare verso Sassari. Oggi nella vicina località Zunchini, si trovano testimonianze dei periodi nuragico, romano-imperiale, pisano e genovese: in poche centinaia di metri è possibile osservare nuraghi, strutture murarie, tombe, cisterne e i ruderi della chiesetta di Sant’Antonio di Zunchini. Ma nessuna traccia di monasteri.

Santa Maria di Oriola. Tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo a due passi dal Bar Graziella della Buddi Buddi sorgeva probabilmente il villaggio di Oriola. Oggi la zona si chiama Rodda Quadda (ruota di mulino idraulico nascosta) e vi si trova una deliziosa e dismessa stazione ferroviaria degli anni Trenta. Qui secondo alcuni storici si trovava un monastero vallombrosano, sebbene nei registri dell’ordine monastico non se ne trovi testimonianza. 

Buona ricerca.

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