Quando il calcio tornò alla Torres

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Tra il Mediterraneo di Gabriele Salvatores e la Fuga per la vittoria di John Huston. Nella giornata in cui lo stadio Vanni Sanna celebra il ritorno in paradiso della Torres, rievoco una partita di 68 anni fa ricca di richiami simbolici.
È il 18 febbraio del 1945, la guerra non è ancora finita e nella relativamente tranquilla Sardegna si corre dietro a un pallone per evocare l’atmosfera dei giorni normali. L’Acquedotto ospita quella che L’Isola definisce «Una delle più attraenti contese calcistiche, se non la più attraente, di tutte quelle svoltesi a Sassari, al campo della Torres». Si scontrano due rappresentative – Sardegna contro Forze armate – ricche di campioni. Il tono risente ancora del codice dei cinegiornali Luce: «Bastano i nomi di Sanna, il plastico portiere ozierese, di Serradimigni, Sciascia, Fiori, Atzeni, Gorini etc. Da una parte, e di Ferrari I, Ferrari II, Renica, Salmoiraghi, Martini, Martelli, Golinelli, etc. I biglietti sono in vendita presso il caffè Abbondio». Già allora si parla di «pubblico delle grandi occasioni».
L’organizzazione della partita è «curata nei minimi particolari dai giovani appassionati componenti della sezione calcio della Torres». Vince la squadra delle Forze armate per uno a zero «dinanzi a una cornice di pubblico enorme». La sfida richiama «come ai bei tempi del calcio sassarese e sardo carovane di sportivi da ogni parte della provincia, perché giocata veramente bene con grande accanimento, con perfetta correttezza e con fine tecnica calcistica».
Si badi alla scelta delle parole: aspettando tempi migliori dopo la guerra, anche una partita di calcio diventa l’occasione per esternare le aspettative sulle qualità degli uomini che dovranno ricostruire l’Italia. «Accanimento», «correttezza» e «fine tecnica»: termini che oggi sembrano perfetti per definire quella generazione.

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