"Quel rifugio è un letamaio"

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L’ingresso del rifugio di piazza Castello

Diciamo che la pulizia non è mai stata il punto forte della nostra città. Aggiungo un episodio alla lunga letteratura sull’argomento, considerato che fra pochi giorni sarà visitabile il rifugio antiaereo di via G.A. Sanna in occasione di Monumenti aperti.
Siamo nella seconda metà del 1944, tempo di spending review bellica, la città è lurida ma esistono dei luoghi dove la mancanza di igiene è insopportabile: le gallerie aperte in fretta e furia per ripararsi dalle incursioni aeree. Un lettore scrive al quotidiano L’Isola: “Gli abitanti del Monte Rosello non scendono nel ricovero di via Pietro Micca: non già perché non si curino del pericolo, ma bensì perché a una morte per asfissia preferiscono quella di una bomba. Almeno è più veloce”. Quel rifugio – aggiunge il cronista – è un vero letamaio ed è senza luce. 
Il disagio tocca anche i cunicoli di Cappuccini e via Saffi: finché c’era il regime ogni buco aveva il suo capetto che ne curava l’apertura, la manutenzione e la pulizia. Adesso bande di ragazzini usano gli ingressi come latrine, e i manovali del mercato nero fregano lampadine, lampade accessorie e cavi elettrici, tutta roba che non si trova facilmente nel mercato legale. Il Comune come al solito allarga le braccia: appena avremo due lire disponibili compreremo i lucchetti per i portoni, speriamo di trovare presto qualcuno che si occupi della custodia e della pulizia. E comunque – dicono in municipio – sarebbe un buon inizio andare a fare i bisogni da un’altra parte. 
Suscita polemiche la costruzione di alcuni rifugi. La terra risucchiata per ottenere i cunicoli viene ammassata nelle strade formando collinette in mezzo ali incroci, e poi che bisogno c’è di costruire nuovi ricoveri se dopo l’8 settembre è diminuito il rischio di bombardamenti? Abbiamo i finanziamenti – rispondono le autorità – e ormai dobbiamo spenderli. Allora perché non si utilizzano quei soldi per rimettere in sesto le strade ridotte in condizioni disgraziate? – risponde l’opinione pubblica.
Avviene un episodio emblematico: i residenti della zona di piazza Fiume si lamentano per i lavori di costruzione del tunnel di fronte all’ospedale civile: ma è proprio necessario far scoppiare le mine di notte? La terra trema, nessuno dorme e giù maledizioni contro il Genio civile. Dopo la bomba vera sulla stazione, per Sassari è l’episodio che più si avvicina all’idea di uno spezzonamento notturno.

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